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SUMMARY:PROGETTO VITILIGINE –  NAZIONALE
DESCRIPTION:\nRAZIONALE SCIENTIFICO\nLa vitiligine è una condizione cronica della pelle caratterizzata dalla comparsa, in vari distretti corporei, di chiazze bianche o traslucide dove manca del tutto la fisiologica colorazione dovuta alla melanina. La causa sarebbe l’attacco da parte del sistema immunitario ai melanociti, cellule produttrici di questo pigmento, ma allo stato attuale delle conoscenze è considerata una patologia multifattoriale con cause non solo immuno-mediate ma anche genetiche, endocrine, metaboliche, infiammatorie e secondo alcune ipotesi anche virali. I fattori di rischio comunque includono, seppure con una relazione non completamente chiarita, anche storia familiare di questa patologia o di altre malattie autoimmuni (ipertiroidismo in particolare se causato dalla malattia di Graves o ipotiroidismo in particolare se causato dalla tiroidite di Hashimoto, alopecia areata, anemia perniciosa, diabete, morbo di Addison).\nLe zone colpite sono il viso, le dita delle mani e dei piedi, i polsi, i gomiti, le ginocchia, le mani, la cresta tibiale, le caviglie, le ascelle, l’ano e l’area genitale, l’ombelico e i capezzoli. La cute affetta è estremamente predisposta alle ustioni solari. Le zone cutanee interessate producono anche peli di colore bianco.\nViene classificata in 2 forme: una detta segmentaria (meno diffusa colpisce una sola zona del corpo, monolateralmente tendenzialmente non progressiva) ed una non-segmentaria (più diffusa simmetrica e progressiva che colpisce in particolare volto e arti superiori e inferiori). Nella forma più severa si arriva in alcuni anni alla perdita quasi completa della colorazione cutanea del corpo.\nPer quanto riguarda l’epidemiologia non ci sono dati sicuri ma a livello mondiale si stima che colpisca circa 0,5-2% della popolazione (100 milioni). In Italia si stima una prevalenza di circa 700 mila – 1 milione con una età media d’insorgenza tra i 10 e i 30 anni.\nLa vitiligine non incide sulla aspettativa di vita ed è considerata una patologia di tipo “estetico”. Ma come condizione può avere pesanti ripercussioni psicologiche: infatti è tra le malattie con i più bassi indici di qualità della vita, per l’impatto psicologico che causa nei pazienti e le ricadute sociali/di relazione sia nella vita professionale che privata.\nIn passato le diverse terapie disponibili portavano spesso ad insuccesso terapeutico, ma oggi la ricerca ha prodotto interessanti nuove opportunità di cura attraverso lo sviluppo di inibitori JAK (ruxolitinib) e di anticorpi monoclonali anti-IL-15Rβ (in grado di colpire linfociti T autoreattivi e far regredire stabilmente la patologia)\n
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